Una nave corsara


Ci conoscono tutti, nel mondo: per la camorra, e ultimamente anche (ma, per fortuna, poco) per gli scandali legati alla Parmalat e alla SME. Insomma ci conoscono, soprattutto, per la merda. E la fama è decisamente meritata.
Ci conoscono, invece,  davvero poco, per le cose buone di questa terra.
Che resta, nonostante tutti i veleni, la pianura più fertile del mondo. Che non ha di buono solo la mozzarella e la Reggia. Che nella sua  parte alta, tra il Matese ed il Monte Maggiore, racchiude spettacolari paesaggi naturali e stupendi borghi rurali. Che è terra d’incontro di culture diverse, oggi, per i flussi migratori dai paesi africani e dai balcani, ma anche ieri, con gli arabi, i longobardi, i sanniti e con i normanni, che hanno fondato e ridisegnato città, lasciandoci in eredità cuori pulsanti di storia, come Aversa, Capua o la zona di Teano, per fare degli esempi. Una provincia che possiede i due terzi del sistema idrografico campano legato al Volturno, e che è sede dei due consorzi di bonifica a servizio di buona  parte dei territori di Napoli, Benevento e Avellino. Una provincia soffocata da un sistema di produzione energetica che ha devastato il Volturno, condannata dalla ineliminabile centrale nucleare del Garigliano e messa ulteriormente in pericolo dal previsto insediamento di altre disastrose centrali termiche. Ma è anche la provincia che rappresenta strategicamente il punto di congiunzione Nord-Sud e Tirreno-Adriatico, dove si decide il riequilibrio dell’intera Campania, e che potrebbe dare  prospettiva alle zone interne di Avellino e Benevento.

Le prossime elezioni amministrative, che si svolgeranno in ben 17 comuni di Terra di Lavoro, rischiano di riproporre ancora una volta l’ennesimo rito della celebrazione di una classe dirigente miope, a volte connivente con le organizzazioni camorristiche, in generale incapace di una svolta. Il milieu politico è in un pantano di miserie, le grandi organizzazioni sociali, come il sindacato, vivono una crisi organizzativa e morale e la società civile non può dirsi fuori da questo quadro desolante, egemonizzata da una cultura utilitaristica e corrotta, per cui “va tutto bene (e tutto è accettabile) se vanno bene i fatti miei”, e di esaltazione privatistica, per cui “ciò che è pubblico non è di nessuno e può essere sporcato, inquinato, sprecato”.

Ma allora non c’è speranza?

Noi pensiamo di si, che nonostante tutto ci sia la possibilità di mettere insieme "chi ci sta" e armare una nave corsara. Siamo pochi, ma a volte possiamo riuscire a ritrovarci con molta gente su contenuti condivisi e di grande innovazione. E’ successo con i referendum. Ma è successo anche, per esempio, a Camigliano, comune virtuoso la cui storia ha fatto il giro della penisola.

E può succedere anche da altre parti.

La ricetta, naturalmente, non può essere sempre la stessa, e uguale dappertutto ma alcuni ingredienti sono essenziali: innanzitutto fare gruppo con chi è dalla parte degli oppressi, degli sfruttati e dei ribelli; in secondo luogo, avere una visione generale comune senza pretese di omogeneità culturali ed ideologiche; in terzo luogo, accettare il principio della democrazia interna e del rinnovamento; in quarto luogo, declinare tutto questo sui territori costruendo, con il metodo della partecipazione, piattaforme di lotta e di buona politica, via via sempre più specifiche e calate nelle realtà concrete dei municipi. Affrontando temi, per quanto riguarda la provincia di Caserta, come la questione dei nodi infrastrutturali, a partire dalla farsa dell’aeroporto di Grazzanise e quella della missione produttiva territoriale, dell’intreccio possibile tra industria eco-compatibile, agricoltura e turismo, dentro un contesto generale di risanamento e bonifica del territorio, ed in particolare dei Regi Lagni, del Volturno e del Garigliano, e di rilancio dei servizi pubblici, dai trasporti, alla scuola, alla sanità, per arrivare alla definizione di programmi amministrativi nelle singole realtà.


Questo blog è a servizio di questo progetto: per costruire un movimento unitario per un altro mondo possibile a partire dai nostri municipi. Per armare, subito, una nave corsare che cominci a sfidare le onde e gli scogli e, finalmente, in mare aperto, vada all’arrembaggio dei vascelli del potere per restituire qualità della vita e speranza a queste nostre città, a questa nostra terra.

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